Il ritorno al cinema di Principessa Mononoke in versione 4K non è solo un’operazione nostalgia, ma un appuntamento necessario con la storia dell’animazione. Al Teatro Mediterraneo del Napoli Comicon, un panel d’eccezione composto da Marino Guarnieri, Enrico Gamba (151eg), Dario Moccia, e Andrea Vailati—coordinati da Eva Carducci—ha sviscerato il capolavoro di Hayao Miyazaki, cercando di rispondere a una domanda fondamentale: perché questo film è più attuale oggi di trent’anni fa?
Secondo Dario Moccia, la forza del film risiede nella capacità di Miyazaki di rifuggire le dicotomie banali. Rivederlo oggi ci permette di scavare nella psicologia dell’autore, un uomo che trasforma la propria “disagio” creativo in un’opera priva di facili manicheismi tra bene e male. È una visione che rompe gli schemi del Giappone antico per restituirci una complessità umana raramente vista sullo schermo. Su questa scia, Andrea Vailati ha sottolineato come Miyazaki costringa lo spettatore occidentale a fare un “passo indietro” rispetto alla propria razionalità scientifica. Il film ci riporta in un’epoca in cui il sacro non era un concetto astratto, ma una presenza tangibile:
“Miyazaki ti porta in quel tempo in cui il sacro esisteva ancora—quando gli Dei camminavano nel mondo. La magia era ancora viva.”
Invece, L’analisi di Enrico Gamba si è concentrata sul rapporto onesto—quasi brutale—che la pellicola instaura con l’elemento naturale. Lontano dall’idea di una natura “da parco giochi” o puramente estetica, Mononoke ci mostra un ambiente che è divinità ma anche violenza. È un paradosso necessario per l’uomo contemporaneo, che spesso oscilla tra l’idealizzazione della natura e il rifiuto della propria stessa umanità.

Per il regista Marino Guarnieri, il ritorno in sala è anche la celebrazione di un linguaggio—quello dell’animazione—che possiede una qualità magica: l’immortalità. Nonostante i decenni passati, il film si presenta al pubblico odierno come un prodotto “attuale”, segno che sebbene la società si evolva, la sensibilità profonda del pubblico resta immutata di fronte ai capolavori indiscussi.
Guarnieri ci regala una riflessione toccante sul finale del film—un momento di “sublimazione” in cui la natura riprende i propri spazi senza però annientare l’uomo. Non c’è un trionfo militare o morale, ma una tregua necessaria.
“Non c’è chi vince, non c’è chi perde, perché tanto stiamo di casa tutti quanti sullo stesso pianeta. Non si vince e non si perde qua, si può solamente vivere.”
Alla fine, è un po’ così. I film di Miyazaki sono criptici ad una visione sommaria, ma hanno sempre una profondità incredibile. I messaggi più amorevoli, reali, e umani vengono da un misantropo—ma i suoi messaggi sono solo per chi sa davvero ascoltare.

