Gamescom 2026: L’evento Videoludico Oltre Ogni Aspettativa

I cancelli della Koelnmesse di Colonia si sono chiusi ed è tempo di tirare le somme della fiera videoludica più grande e importante d’Europa: Gamescom. La manifestazione di Colonia si riconferma un vero e proprio colosso da circa 400.000 visitatori e oltre 1.100 espositori provenienti da ogni angolo del globo.

Camminare tra i corridoi della fiera significa immergersi a 360 gradi nella cultura pop e nell’hardware di ultima generazione. Due interi padiglioni sono stati dedicati al lato più “fisico” e nerd del collezionismo: statuine da esposizione, carte collezionabili, dadi d’ogni forma e colore, e una valanga di chicche per gli amanti dei giochi di ruolo e da tavolo.

Spostandosi in altri due padiglioni, lo sguardo veniva catturato dall’area retrogaming—sempre ricca di nostalgia—e dalle zone dedicate ai giochi per famiglie. A sorprenderci più di tutto è stata una presenza massiccia di hardware: postazioni da sim-racing con volanti, pedaliere, e sedili dinamici ad altissima precisione (che non potevamo certo esimerci dal provare!). Il tutto era affiancato dalle ultime novità di sedie da gaming, schermi ad alto refresh rate, e controller di ogni tipo. Concediamo una nota di merito all’organizzazione per lo spazio concesso agli sviluppatori indie; tanti studi emergenti e realtà di nicchia hanno occupato aree importanti, dimostrando quanto il panorama indipendente sia vivo e pulsante.

Infine, c’era il vero cuore pulsante per gli appassionati: quattro padiglioni interamente riservati ai “Big” dell’industria. Tra alpha, pre-alpha, demo esclusive, e titoli ormai prossimi al lancio, abbiamo macinato chilometri e passato ore con i joystick in mano. Ecco il nostro resoconto dettagliato sui titoli che abbiamo testato per voi.

PH by Elio Kalavritinos

Dragon Ball Xenoverse 3

Il ritorno del franchise porta con sé alcune modifiche sostanziali alle meccaniche di base, la più evidente delle quali è la ricarica dell’Aura, ora completamente automatica e non più manuale. Se da un lato questo velocizza il ritmo degli scontri, dall’altro toglie un pizzico di gestione strategica. Nel complesso, il sistema di combattimento e la reattività dei controlli non ci sono sembrati compiere quel salto di qualità che ci si aspettava rispetto al primo e al secondo capitolo. È un’esperienza che resta da valutare sul lungo periodo, ma che al momento non sorprende.

Tides of Annihilation

È stato una delle sorprese più liete della fiera. Tides of Annihilation attinge a piene mani dai grandi pilastri del genere—la fluidità del combat system ricorda da vicino le ultime avventure di God of War, mentre la struttura strizza l’occhio ai Souls (con punti di ristoro simili ai falò)—mantenendo un’identità propria grazie al no-respawn dei nemici una volta sconfitti. L’interazione con l’ambientazione è ricca e variegata; abbiamo apprezzato l’uso di abilità a distanza (come frecce speciali) per sbloccare passaggi e risolvere piccoli puzzle ambientali. I 45 minuti della demo sono letteralmente volati, grazie a un boss design davvero accattivante e un comparto grafico di ottimo livello.

Star Wars: Galatic Racer

È un titolo senza troppe pretese: si tratta di un arcade di corse generico vestito con la splendida pelle del franchise di Star Wars. Il feeling dei pod è immediato ma spietato: la velocità elevata e i controlli volutamente “scivolosi” rendono estremamente facile schiantarsi al minimo errore di traiettoria. È divertente per qualche partita veloce, ma è difficile da valutare sulla distanza in termini di contenuti.

Castlevania: Belmont’s Curse

Se amate il genere Metroidvania, qui sarete a casa. Il gioco richiama immediatamente le atmosfere immortali del capolavoro di Symphony of the Night, riproponendole con una splendida grafica 2D moderna, pulita, e ricca di dettagli. Ritornano con forza la grande libertà di esplorazione, la mappa labirintica, e quella piacevole necessità di fare backtracking per sbloccare nuove vie prima inaccessibili. 

1001 Threats of Mizan

Immaginate di prendere l’immaginario fiabesco de “Le Mille e una Notte” e di innestarlo su una struttura di gameplay cooperativo da 1 a 3 giocatori: la formula di base è decisamente interessante. Tuttavia, il titolo necessita ancora di rifinitura. In particolare, la gestione del tappeto volante risulta un po’ macchinosa e trarrebbe grande beneficio dall’assegnazione dei comandi di virata e inclinazione ai dorsali (L/R) per un controllo più preciso e naturale.

Warhammer 40000: Dawn of War IV

Siamo davanti alla solita, solida certezza firmata Creative Assembly. Il gameplay rispecchia la classica formula della serie, ma abbiamo notato un netto miglioramento nel comparto grafico e nella resa visiva delle mappe di campagna. Nella nostra sessione di prova, ci siamo scontrati con le orde degli Orchi: niente di rivoluzionario per i veterani del franchise, ma un capitolo estremamente solido e visivamente appagante.

Onimusha: Way of the Sword

Era uno dei titoli che ci ha incuriosito di più. A prima vista, potrebbe sembrare l’ennesimo Souls-like, ma Onimusha se ne distanzia intelligentemente: niente schivate e roll a ripetizione. Qui tutto si gioca sul tempismo perfetto. Il gioco sembra prenderti per mano, mostrandoti indicatori a schermo, ma sta al giocatore capire il frame esatto in cui parare o attaccare. Se si sbaglia il timing, la parata avviene comunque ma si incassano danni. Accompagnato da una grafica eccezionale e da un’atmosfera davvero riuscita, è un titolo da tenere assolutamente d’occhio.

PH by Elio Kalavritinos

Nel complesso, questa edizione della Gamescom si è rivelata un’esperienza straordinaria sotto ogni punto di vista. Siamo tornati a casa con la valigia piena di gadget e memorabilia accumulati tra i vari stand, ma soprattutto con un bagaglio impagabile di ricordi, emozioni, e sensazioni joystick alla mano che solo un evento di questa portata sa regalare. L’unico retrogusto amaro, ad essere sinceri, nasce da un briciolo di sana invidia: la consapevolezza che, per quanto la passione della nostra community sia sterminata, una fiera di questo livello—per organizzazione, spazi, e rilevanza mediatica globale—sia qualcosa che difficilmente riusciremo mai a vedere in altri paesi.

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