Steinhardt’s Guide to the Eldritch Hunt: Uno dei Supplementi third-party Più Ambiziosi Usciti negli ultimi anni per D&D 5e

A prima vista,Steinhardt’s Guide to the Eldritch Hunt sembra un semplice esercizio di stile: un manuale third-party per D&D 5e che prende Bloodborne, aggiunge un po’ di horror lovecraftiano, e lo riversa dentro il regolamento più popolare del mondo. In realtà, il progetto di MonkeyDM è più ambizioso di quanto sembri. Non a caso il progetto ha avuto un successo enorme su Kickstarter, raccogliendo milioni di dollari e attirando moltissima attenzione nella community GDR.

Con quasi 500 pagine di contenuti, il manuale prova a fare qualcosa che pochi supplementi riescono davvero a ottenere: trasformare D&D 5e in un’esperienza di gioco dal tono radicalmente diverso, ma senza abbandonare del tutto l’impianto della quinta edizione. Il risultato è un’opera enorme—piena di idee brillanti, ma anche di eccessi e problemi di bilanciamento. È un libro che—nel bene e nel male—possiede una forte identità.

Il manuale non è semplicemente un bestiario o una raccolta di sottoclassi; è più vicino a una conversione tematica della 5e. La sua forza principale è l’atmosfera. L’ambientazione di Luyarnha è sporca, decadente, e opprimente. Ci troviamo in una città vittoriana corrotta da piaghe (Eldritch), lune maledette, e culti fanatici. Il manuale punta molto sull’orrore psicologico e sulla sensazione costante di essere piccoli davanti a forze cosmiche incontrollabili. In questo senso, riesce davvero a distinguersi dai classici setting fantasy eroici di D&D.

Luyarnha—la città della luce in decomposizione—è la vera protagonista del manuale. È una gigantesca città-stato gotica intrappolata tra fanatismo religioso, tecnologia proto-industriale, e corruzione cosmica.

L’ambientazione parte da un concetto molto forte: una civiltà apparentemente prospera che sta lentamente marcendo dall’interno. È qui che il manuale sorprende perché la “lore” non è solo “dark fantasy cool”, ma nell’ambientazione esiste una struttura politica, sociale, e storica relativamente coerente.

PH by Leonardo Marciano

Luyarnha nasce come esperimento multiculturale tra umani ed elfi. Per secoli prospera grazie al commercio, alla cooperazione, e alla fusione culturale. Poi arriva il problema classico delle società ibride: la frammentazione ideologica. Diverse religioni, diverse morali, e diversi sistemi di giustizia iniziano a scontrarsi. Qui entra in scena una delle figure migliori del setting: il Godless King—Reinholdt “The Yellow” Silverblood. Questo è forse il personaggio più interessante del manuale: un sovrano ateo, autoritario, e ossessionato dall’unità nazionale. Egli vieta le religioni, centralizza lo stato, e sostituisce la fede con la propaganda politica. Si convince gradualmente di essere lui stesso una divinità. La sua caduta produce una guerra civile devastante che apre la strada alla forza che dominerà il setting: la Radiant Church.

Qui è dove il manuale diventa davvero interessante. La Radiant Church non è semplicemente “la chiesa corrotta e cattiva”. È una religione che genuinamente salvifica, ma lentamente diventa problematica. I suoi ideali sono persino nobili—forza, speranza, e miglioramento del futuro—ma il prezzo è altissimo. La fede Radiant è costruita su una filosofia quasi darwiniana: la bontà senza forza; è debolezza. Questo rende la Chiesa incredibilmente affascinante, perché non è completamente malvagia, ma nemmeno rassicurante. È il classico sistema che probabilmente salva davvero la città… mentre ne consuma lentamente l’anima. Il manuale fa un buon lavoro nel mantenere questa ambiguità morale.

Dal punto di vista delle meccaniche, il libro è ricchissimo. Introduce nuove razze come i Demidritch (creature nate dall’unione di uomini ed esseri eldritch) e gli Scougeborne (un abomino nato da una maledizione di chi soccombe alla follia). Inoltre, troviamo anche spin nuovi su vecchi classici, come i Nani delle profondità, i Tiefling maledetti, e i Manikin (costrutti). Oltre alle nuove razze, c’è anche una nuova classe: i Jaeger—chiaramente ispirata ai cacciatori di Bloodborne. Come ogni buon manuale che si rispetta, anche Steinhardt’s Guide to the Eldritch Hunt propone tantissime nuove sottoclassi: 17, per la precisione. Essendo un prodotto ispirato a Bloodborne, non potevano mancare le “trick weapons”. Il tutto viene condito con un sistema di follia e corruzione—molto più profondi di quelli standard—e dozzine di mostri abominevoli. Per i master meno esperti, ci sono anche avventure già pronte e una lore estremamente dettagliata.

Uno degli elementi più interessanti è il sistema delle lune eldritch: eventi cosmici che alterano la realtà e modificano le regole del gioco. Queste influenzano personaggi, mostri, e atmosfera narrativa. È una meccanica molto evocativa e originale—soprattutto per gruppi che amano campagne horror a lungo termine.

Detto questo, non è un manuale perfetto. La quantità enorme di contenuti può risultare dispersiva, e alcune meccaniche sembrano più “cool” che realmente bilanciate. Alcuni DM potrebbero trovare il power level di certe classi, armi, o opzioni un po’ sopra le righe rispetto al D&D tradizionale. Inoltre, il tono estremamente cupo e violento non è adatto a tutti i gruppi; è un supplemento che funziona meglio con giocatori interessati all’horror narrativo e alla tragedia, non all’heroic fantasy classico.

PH by Leonardo Marciano

Il Madness System parte da una buona idea, ma l’esecuzione resta discutibile. Il sistema di follia è tematicamente perfetto. Il problema? In 5e, la perdita di controllo del personaggio può facilmente diventare frustrante. Chi ama il cosmic horror—o i giochi come “Call of Chtulhu” —tende ad apprezzarlo molto, mentre chi gioca D&D in modo più eroico tende a trovarlo punitivo e invasivo sul roleplay.

In sostanza, il manuale e le sue meccaniche funzionano meglio con gruppi che vogliono davvero horror tragico, non “heroic fantasy con estetica dark”.

La “leggibilità” a tratti soffre dell’ambizione del progetto: ci sono tantissime idee, non sono sempre organizzate nel modo più immediato. Tuttavia, l’impatto artistico è impressionante. Le illustrazioni, il design grafico, e la direzione estetica sono probabilmente tra i migliori aspetti del manuale.

In definitiva, Steinhardt’s Guide to the Eldritch Hunt è un supplemento spettacolare per chi vuole trasformare D&D in un’esperienza horror gotica, brutale, e disperata. Non è essenziale per tutti i tavoli, ma è per gli amanti di Bloodborne, Dark Souls, e del cosmic horror. È sicuramente uno dei prodotti third-party più affascinanti e creativi degli ultimi anni.

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