Lucca Comics & Games 2026: Press Café Hideki Kamiya 

Tra i corridoi e l’atmosfera unica di Lucca Comics & Games 2026, abbiamo avuto l’opportunità e il piacere di partecipare al Press Café insieme a uno dei giganti dell’industria videoludica: Hideki Kamiya.

L’incontro è stato un viaggio intimo tra la nascita di nuovi progetti, visioni sul futuro del medium, e retroscena personali sulla concezione dei suoi titoli più amati.

Uno dei primi temi affrontati riguarda la nascita di Clovers—il nuovo studio di Kamiya—e la scelta di debuttare con un progetto attesissimo da anni: il sequel di Okami. Alla domanda su cosa lo abbia spinto a dare priorità a questo titolo, il Maestro ha risposto con grande trasparenza:

“È uno dei videogiochi che mi viene chiesto più spesso. Sentivo quasi la responsabilità personale di crearne un sequel. Stavo solo cercando l’occasione giusta, e ora finalmente l’ho avuta.”

PH by Elio Kalavritinos

Ci si è poi interrogati su quale sia il pilastro davvero fondamentale nella progettazione di un’opera: il game design, la personalizzazione, o lo storytelling?

Per Kamiya, non ci sono dubbi: l’anima di un videogioco risiede nelle sue meccaniche. Senza elementi di personalizzazione o senza una narrazione articolata è comunque possibile realizzare ottimi titoli, ma senza un solido game design non può esistere un buon videogioco.

Mettendo a confronto la scena attuale con quella di vent’anni fa, il game designer ha evidenziato come il panorama sia profondamente mutato.

Da un lato vi è una nota estremamente positiva: la crescita della scena indie, dove piccoli team—con budget ridotti ma spinti da pura passione—riescono a dare vita a perle straordinarie. Dall’altro lato, il mercato mainstream è diventato immenso e fortemente controllato dai publisher che, focalizzandosi sul ritorno economico, tendono spesso a limitare la libertà creativa degli sviluppatori.

Personalmente abbiamo chiesto al maestro cosa cambierebbe nel suo approccio al design se da un giorno all’altro il suo nome venisse “cancellato” dai suoi lavori—liberandolo dal peso delle aspettative dei fan e della sua reputazione. Kamiya ha risposto con disarmante schiettezza.

Per lui non cambierebbe nulla; la pressione dei fan o le etichette non condizionano le sue scelte. Continua semplicemente a creare ciò che desidera e che gli piace, senza farsi sopraffare da aspettative esterne o da domande troppo altisonanti sul suo “lascito” o sul futuro dell’intera industria—preferendo concentrarsi unicamente sul presente e sulle sue idee.

PH by Elio Kalavritinos

Andando più a fondo sulla struttura dei suoi mondi, si è parlato di come gestire i misteri all’interno di una trama: vanno svelati o lasciati irrisolti? Kamiya crede fermamente nel valore dell’enigma, spiegando che ama lasciare ai giocatori la libertà di interpretare i dettagli e vedere nelle storie ciò che desiderano.

Particolarmente toccante è stato poi il momento in cui ha ricordato le origini dell’ispirazione per il mondo di Okami. Cresciuto in campagna, il trasferimento in città gli aveva instillato una profonda nostalgia per la natura. Il gioco è nato proprio dal desiderio di rievocare i ricordi d’infanzia, le atmosfere, e il fascino delle leggende di provincia.

E su Okami 2?

È stato impossibile non provare a strappargli un’anticipazione sul nuovo capitolo. Tuttavia, con un sorriso e una nota di rammarico, il Maestro ha preferito mantenere il segreto: “Purtroppo, non posso ancora svelare nulla—dovrete portare pazienza ancora per un po’!”

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