Tutti conosciamo il dualismo tra Peter Parker e Spider-Man, o quello tra Bruce Wayne e Batman. Il lettore è quasi sempre a conoscenza dell’identità segreta dell’eroe, mentre il resto del mondo cerca disperatamente—e invano—di scoprirla. The Stranger parte esattamente dall’assunto opposto: cosa succederebbe se il protagonista fosse il detective incaricato di smascherare il vigilante?
È un’idea semplice ma sorprendentemente poco esplorata nel fumetto supereroistico. Gli scrittori Philipson e Patricks, e gli artisti Baker e Pinheiro costruiscono così un noir investigativo in cui il supereroe diventa quasi una presenza antagonista—una figura enigmatica da inseguire più che l’eroe con cui immedesimarsi.
L’ambientazione nella New York del 1975 regala un’atmosfera sporca e malinconica, perfettamente coerente con il genere poliziesco. L’influenza di Watchmen di Alan Moore è evidente—non tanto nella trama, quanto nell’approccio realistico e disincantato al mito del mascherato.

Il primo numero funziona benissimo come introduzione. Più che fornire risposte, getta le basi del mistero e presenta una rosa di sospettati che promette di essere approfondita nei capitoli successivi. Tuttavia, si avverte una certa fretta nello svolgimento; le scene appaiono a tratti troppo compresse. Avrei preferito un respiro narrativo maggiore—magari dedicando cinque pagine a sequenze che ora ne occupano solo due—per permettere ai personaggi di emergere con più tridimensionalità. Così come sono, alcuni comprimari rischiano di risultare funzionali alla sola trama, apparendo talvolta piatti invece di restituire la sensazione di persone reali.
La brevità di alcune sequenze—spesso private di quel momento di “silenzio” o di transizione necessario per far scorrere il tempo—rende certi passaggi confusi; mancano quei frame di raccordo che permetterebbero al lettore di comprendere appieno le azioni.
Ad esempio, un passaggio che ho trovato un po’ forzato sul piano logico: il detective restringe quasi immediatamente la lista dei sospetti ai soli abitanti di uno specifico piano di un edificio. Sebbene sia una scorciatoia funzionale al racconto, la deduzione scricchiola. È assolutamente plausibile che l’eroe sia entrato a quel piano e si sia cambiato d’abito—abbandonando il costume nello scivolo della spazzatura—per poi spostarsi altrove usando le scale. Sarebbe bastata una semplice riga di dialogo per rendere la deduzione inattaccabile; ad esempio, specificando che le telecamere degli ascensori non avevano registrato passaggi, o che le uscite di sicurezza erano allarmate. Questi piccoli accorgimenti avrebbero dato più solidità al lato procedural senza alterare la trama.

Dal punto di vista grafico, Baker e Pinheiro realizzano tavole solide e ben leggibili. Le scene d’azione sono dinamiche e l’uso di campiture scure valorizza l’anima noir del racconto. Ho apprezzato in particolare l’uso dei colori dominanti che guidano l’occhio del lettore—come quando un personaggio vestito in giallo spicca nettamente su uno sfondo blu—creando un impatto visivo interessante. Tuttavia, avrei apprezzato una colorazione ancora più vicina ai fumetti degli anni 70—una palette più limitata o una resa tipografica capace di evocare con più forza l’epoca dell’ambientazione. Sarebbe stato un tocco di classe in più.
Nel complesso, si percepisce la natura indipendente di The Stranger. Affiorano alcune ingenuità narrative e dettagli che un editor esperto avrebbe probabilmente smussato, ma si tratta di sbavature che non compromettono il piacere della lettura. Al contrario, emerge una forte personalità creativa e la genuina volontà di proporre qualcosa di diverso all’interno del genere.
Questi primi capitoli non cercano lo shock a tutti i costi, ma puntano a stuzzicare la curiosità del lettore, invitandolo a risolvere il caso al fianco del detective. È un fumetto che privilegia l’atmosfera e il mistero rispetto all’azione pura, e risiede proprio qui la sua nota più interessante.
Se nei prossimi numeri gli autori sapranno caratterizzare con cura i sospettati e affinare il ritmo narrativo, The Stranger potrà ritagliarsi uno spazio di rilievo nel panorama indie contemporaneo.





