Silent Hill: 2 – Un’Offesa alla Memoria di un Cult

Si potrebbe iniziare questa recensione con una premessa sulle complesse mitologie da tradurre dal videogioco al cinema. Ma sarebbe uno sforzo inutile, poiché l’ultima pellicola dedicata a Silent Hill sembra essere stata concepita da chi quella mitologia l’ha, nella migliore delle ipotesi, intravista di sfuggita in un riassunto online.

Ciò che viene presentato come un ritorno alle origini si rivela, in realtà, un prodotto annacquato e privo di spina dorsale. Il regista e gli sceneggiatori hanno operato una curiosa alchimia: hanno preso l’angoscia viscerale, il simbolismo disturbante, e il senso di colpa paralizzante che sono il DNA della saga, e li hanno sostituiti con una sequela di jumpscare prevedibili e una trama lineare che potrebbe appartenere a qualsiasi horror di serie B. È come se, di fronte al labirinto psicologico di Silent Hill, abbiano preferito costruire un monotono vialetto d’ingresso, ben illuminato e privo di nebbia.

Return to Silent Hill/Iconic Events

L’errore cardinale non è nella libertà di adattamento, sacrosanta, ma nella totale incomprensione dell’essenza. Nel gioco, i mostri sono manifestazioni tangibili di traumi e psicosi private; qui, sono semplicemente “cose brutte” che inseguono i protagonisti tra un’esplosione di effetti digitali eccessivi e poco convincenti. La nebbia, elemento iconico di suspense e claustrofobia, diventa una banale cortina fumogena per nascondere una scenografia limitata. La colonna sonora, che nei titoli originali è un coltello nell’anima, viene ridotta a un tappeto rumoristico d’ordinanza.

Il risultato è un film che parla di Silent Hill, ma non è Silent Hill. Privo della profondità perturbante dell’originale, si accontenta di sfiorarne l’estetica in superficie, come un turista che fotografa un monumento senza comprenderne la storia. Le atmosfere opprimenti vengono sacrificate sull’altare del ritmo serrato (leggi: impazienza), e il trauma psicologico è ridotto a una mera motivazione per far correre i personaggi da un set all’altro.

In definitiva, questa pellicola non commette il peccato di essere orribile in assoluto; è, in un certo senso, peggio. È insignificante. È un distillato di luoghi comuni dell’horror, imballato con il nome di una proprietà intellettuale prestigiosa per attrarre fan e curiosi. Si lascia guardare con una distrazione crescente, per poi essere dimenticato nel giro di un’ora, a differenza delle immagini dei giochi che, a distanza di anni, continuano a inquietare.

Return to Silent Hill/Iconic Events

Consigliato solo a chi desidera vedere cosa resta di un incubo meravigliosamente complesso dopo essere stato passato al frullatore dell’industria cinematografica mainstream: una poltiglia poco saporita e del tutto innocua. Per i puristi della Città Nebbiosa, l’unico vero “silenzio” da osservare sarà quello eloquente, alla fine della proiezione.

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