Recensione: One Piece Live Action – Stagione 2

Analizzare l’adattamento live action di One Piece resta una sfida complessa: è quasi impossibile sottrarsi al confronto costante con il manga di Eiichiro Oda o con la sua versione animata. In questa seconda stagione appare chiaro che la “conoscenza del futuro” (il senno di poi su ciò che accadrà nei volumi successivi) sia stata la bussola degli sceneggiatori, portando a scelte narrative tanto coraggiose quanto discutibili.

Attenzione: seguono spoiler minori sia della serie Netflix che del manga.

Se a Loguetown la scena in cui Zoro ottiene le sue nuove spade è riportata quasi 1:1, non si può dire lo stesso per il resto della saga. L’introduzione prematura di Bartolomeo, con tanto di “origin story”, lascia interdetti: parliamo di un personaggio che debutta solo nel capitolo 705 del manga, mentre la saga di Loguetown si consuma interamente tra i capitoli 96 e 100.

Uno dei punti più dibattuti è senza dubbio l’esecuzione della scena più iconica di quest’arco: Luffy sul patibolo. Se nel materiale originale il suo sorriso è puro e intriso di una disarmante accettazione del destino, nello show Netflix la mimica oscilla pericolosamente tra la follia e la rabbia, perdendo parte della spiritualità tipica del personaggio. Per quanto riguarda il cast, Callum Kerr nei panni di Smoker non convince dal primo minuto; tuttavia, l’attore entra gradualmente nel personaggio e, alla fine della serie, riesce a risultare credibile.

Un altro cambiamento rilevante riguarda il flashback di Laboon e dei Pirati Rumba. Sfruttando proprio la conoscenza degli sviluppi futuri, la serie decide di dare ampio spazio a questo elemento fin da subito, trasformando quello che era un accenno fugace in un momento approfondito. Martial T. Batchamen convince nei panni di Brook, anche se appare ancora privo di quel “flare” che speriamo di vedere in futuro.

One Piece/Netflix

A Little Garden si incontra un misto di richiami all’originale e scene inedite. Di nuovo, la “bussola del futuro” guida la sceneggiatura, come nel caso dell’introduzione anticipata del concetto di “Dio Nika”.

È qui che la scrittura di Usopp brilla davvero: i suoi dubbi e le sue paure emergono in modo genuino, rendendo il suo percorso di crescita umano e tangibile.

Lera Abova veste i panni di Nico Robin alla perfezione. Dimostra un grande potenziale che speriamo di apprezzare a pieno nella prossima stagione.

Il passaggio a Drum Island evidenzia un netto cambio di atmosfera. Nell’opera originale, nonostante la malattia di Nami, il tono appare più rilassato: Zoro sbaraglia interi eserciti senza troppi affanni e Chopper gestisce i propri avversari in autonomia. Nel live action, la narrazione sceglie la via del dramma acuto. Tutto è reso più teso, ma ciò solleva un dubbio: se i protagonisti faticano così tanto contro nemici “minori”, come potranno affrontare le minacce di Alabasta? In questo contesto Rob Colletti interpreta un Wapol che, pur discostandosi dall’originale per adattarsi alla sceneggiatura, riesce a metterci del suo.

Se nella prima stagione ogni membro della ciurma aveva il proprio momento di gloria, qui si avverte una centralità quasi eccessiva del protagonista. Luffy sembra essere l’unico in grado di risolvere davvero le situazioni, riducendo spesso gli altri a comprimari in attesa di essere salvati. I nemici, dal canto loro, vengono presentati come “mostri” funzionali alla trama: antagonisti che il pubblico può odiare senza alcun conflitto morale. Tuttavia, come accennato, il modo in cui vengono sconfitti rischia talvolta di lasciare l’amaro in bocca.

Nonostante i cambiamenti, la serie riesce a colpire al cuore nei momenti fondamentali. La scena di Luffy che difende la bandiera del Dr. Hiruruku rimane pressoché identica nel messaggio e nella potenza visiva, confermandosi uno dei pilastri emotivi della stagione. Anche il flashback di Chopper è molto fedele al materiale originale e riesce a colpire lo spettatore dritto allo stomaco.

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Extra
Cinema e serie

Scary Movie 6

Bentornati negli anni 2000, o quasi! Se sentite un improvviso bisogno di rispondere al telefono urlando “Bellaaaa” a squarciagola, non

Read More »
Scroll to Top