La mattina del 2 novembre 2025, al Teatro del Giglio di Lucca, si è tenuto l’incontro «Il Ritratto di un Mito: da Hokuto no Ken a Tetsuo Hara», con protagonista il maestro stesso.
Seduto tra il pubblico, non cercavo solo l’autografo di un’icona, ma l’uomo dietro il mito: colui che ha dato forma a Kenshiro e, con lui, a un intero immaginario.
Alle 10:30 la sala era gremita di fan di ogni età con volumi e sketchbook tra le mani. Hara è salito sul palco con un sorriso misurato, mostrando la calma di chi lascia parlare il gesto più che le parole. Il moderatore ha ricordato la sua carriera e la mostra monografica allestita alla Chiesa di Santa Annunziata dei Servi, che raccoglie oltre cento opere originali.

Fin da subito si è capito che non sarebbe stata una semplice intervista. Hara ha chiesto al pubblico un attimo di silenzio per riflettere sul proprio incontro con il disegno, e sulla disciplina e sul sacrificio che lo hanno guidato. È stato un modo per ricordare che dietro ogni “eroe dei manga” c’è un uomo che ha lottato.
Ha raccontato come, dagli anni ’80, abbia messo il corpo e l’anatomia al servizio dell’emozione, scolpendo in Kenshiro la forza e la fragilità dell’essere umano. A Lucca ha presentato anche Il Salvatore nell’Arena (70×60 cm), un’opera che fonde l’iconografia del manga con la classicità italiana: architettura, scultura, e simbolismo.

Parlando del successo di Hokuto no Ken — oltre cento milioni di copie vendute — Hara ha ammesso che il peso della fama può essere schiacciante, ma anche un richiamo alla responsabilità verso i lettori.
Il suo consiglio ai giovani artisti è rimasto impresso:
“Non disegnate solo con la tecnica, ma con sincerità. Disegnate ciò che siete; la verità si vede nella linea.”
Non è stato solo un incontro celebrativo, ma un dialogo autentico tra maestro e pubblico. Sentire Hara riflettere sull’arte come linguaggio universale — capace di unire il fumetto giapponese alla tradizione italiana — è stato commovente.

Crescere con Kenshiro significava credere che la forza fosse tutto. Oggi, grazie a Hara, ho capito che anche la vulnerabilità è parte della forza.





