Come nel gioco, anche il panel del Maestro Hideo Kojima è stato tutto incentrato sulle connessioni. Connessioni tra gli attori e i loro personaggi, tra il cast e il mondo di gioco, e naturalmente, tra tutti loro e lo stesso Kojima.
“Lavorare da remoto non è la stessa cosa,” ha detto il Maestro. “Siamo connessi, ma non davvero. Una vera connessione ha bisogno di contatto, di calore, di odori.”

Tra ricordi, aneddoti e brevi clip dal backstage, anche noi spettatori abbiamo avuto l’occasione di connetterci ancora di più con questo universo straordinario.
Quando Kojima parla delle scene del gioco, lo fa come un vero regista. Racconta di come, in alcuni momenti, non sapesse esattamente come inquadrare una scena, e di come Marinelli e Jung abbiano improvvisato alcuni passaggi fondamentali. Quelle improvvisazioni, nate sul momento, sono poi rimaste nel gioco — segno che gli attori avevano davvero interiorizzato i loro personaggi.

Il Maestro non smette di elogiare il cast, riconoscendo come abbiano compreso appieno la visione che voleva trasmettere e, anzi, l’abbiano arricchita con la loro sensibilità. Allo stesso modo, gli attori hanno ricambiato con parole di stima, lodando la profondità dei personaggi e la capacità di Kojima di costruire mondi in cui ogni legame è significativo.
E così, come Kojima e la sua squadra si sono connessi tra loro, anche Lucca si è connessa — mostrando ancora una volta il suo amore per il gioco, per il Maestro, e per tutto ciò che rappresenta.






