Agata Cristian: Bentornati nel 1995, quando la comicità era un’altra cosa (e meno male che è cambiata)

C’era una volta l’idea di fare un film comico. Poi qualcuno ha pensato: “E se invece non scrivessimo le battute? E se affidassimo tutto alla speranza?”. Benvenuti in Agata Cristian, il film che si regge su un presupposto rivoluzionario: la fatica dello spettatore di arrivare fino ai titoli di coda.

Guardando questa pellicola, si ha la netta sensazione che qualcuno abbia trovato una macchina del tempo e sia tornato indietro di trent’anni per riesumare un genere che avevamo finalmente sepolto. Siamo nel 2026, ma la comicità qui è ferma al 1995, quando bastava far cadere qualcuno per terra per fare ridere. Oggi però, siamo più esigenti. O almeno ci proviamo.

Agata Christian – Delitto sulle nevi/Medusa Film

Il problema più grosso è il duo protagonista. Lillo e Christian De Sica insieme dovrebbero essere una garanzia, e invece sembrano due attori che si sono incontrati la mattina delle riprese chiedendosi: “Ma tu che parte fai?”. Lui cerca di portare a casa la situazione con la sua verve, mentre l’altro sembra recitare un copione scritto da un parente alla festa della nipote. Insieme non ingranano mai, come due ruote dello stesso asse girate in direzioni opposte.

E poi c’è lui: il detective. Un uomo così perspicace che se gli chiedi “che ore sono?” lui si guarda intorno come se avessi appena aperto un portale dimensionale. Arriviamo al paradosso: l’investigatore principale non è in grado di ricordare cinque misere battute di uno spot. Non uno scritto di Pirandello, ma cinque battute di una pubblicità. Questo dovrebbe farci ridere. Invece, ci fa riflettere su quanto in Italia si fatichi a trovare attori convincenti, ma questa è un’altra storia.

E veniamo al mistero, perché se c’è una cosa che un giallo deve fare è coinvolgerti, darti indizi, e farti sentire parte del gioco. Qui invece niente. Zero. Gli indizi sono un segreto gelosamente custodito tra sceneggiatore e regista, probabilmente nel caveau di una banca. Per tutto il film, lo spettatore brancola nel buio. Ma certo! Perché il vero mistero non è chi ha ucciso chi, ma quando arriverà la prossima scena in cui Lillo viene preso a randellate dalla natura. Un asino che lo prende a calci, uno struzzo che lo becca: questa è la vera indagine, la lotta dell’uomo moderno contro il mondo animale che si ribella. Roba da National Geographic, se il National Geographic fosse diretto da chi negli anni Novanta faceva i cinepanettoni con lo stesso identico schema.

Agata Christian – Delitto sulle nevi/Medusa Film

Il risultato è un film che non sa cosa vuole essere. Vuole essere una commedia? Allora servono battute. Vuole essere un giallo? Allora servono indizi. Invece resta a metà, come quei mobili dell’IKEA a cui manca la vite fondamentale e ti ritrovi con una libreria che sembra più un’opera d’arte contemporanea.

Agata Cristian è la dimostrazione che non basta mettere due nomi noti in locandina per fare un film. È un’ora e mezza di buone intenzioni, animali inferociti, e indagini dimenticate. È da vedere solo se volete riscoprire il piacere di spegnere la televisione e guardare fuori dalla finestra. Lì almeno gli uccelli non attaccano i passanti. Di solito.

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