Vermis è uno di quei progetti difficili da classificare perché nasce da un’idea tanto semplice quanto geniale: creare la guida strategica di un videogioco che non è mai esistito. L’artista Plastiboo costruisce così un falso reperto videoludico—apparentemente recuperato da un’epoca oscura del gaming—e lo riempie di mappe, creature, oggetti, personaggi, e frammenti di lore.
La prima cosa che colpisce è l’estetica. Le illustrazioni sembrano screenshot corrotti di un oscuro dungeon crawler dimenticato, con immagini sporche, deformi, e volutamente poco leggibili. L’effetto è stranamente nostalgico: pur non avendo mai giocato a Vermis, si ha la sensazione di conoscere già quel mondo, come se appartenesse a una memoria videoludica perduta. Le influenze di Dark Souls, King’s Field, e dei dungeon crawling più classici sono evidenti, ma non impediscono all’opera di sviluppare una propria identità.
Però, il vero punto di forza è il modo in cui viene raccontato il mondo. Vermis non spiega quasi mai le cose in maniera diretta. La storia emerge da descrizioni, immagini, nomi inquietanti, e dettagli apparentemente insignificanti. Il lettore deve ricostruire autonomamente ciò che è accaduto, trasformandosi più in un esploratore che in un semplice spettatore. Questa scelta rende l’universo affascinante, ma anche volutamente criptico.

Non è però un libro perfetto. Chi cerca una narrazione tradizionale o una lore facilmente accessibile potrebbe trovarlo frustrante. Alcune sezioni sembrano più interessate a creare atmosfera che a fornire informazioni concrete, e proprio questa ambiguità può risultare tanto affascinante quanto dispersiva.
Vermis funziona soprattutto perché riesce a farci desiderare qualcosa che non possiamo realmente giocare. Sfogliando le sue pagine, viene spontaneo chiedersi come sarebbe esplorare quei dungeon, affrontare quei mostri, e scoprire cosa si nasconde oltre l’ultima porta. In definitiva, Vermis è molto più di un semplice artbook: è un esercizio di world-building e immaginazione—un videogioco fantasma trasformato in oggetto fisico. È un’esperienza consigliata soprattutto a chi ama il dark fantasy, l’horror, e le storie che lasciano volutamente più domande che risposte.





